14 ottobre 2008

Le Tribu Aziendali


Indosso il mio copricapo da esploratrice, la sahariana, gli scarponcini tattici. Prendo lo zaino con dentro, oltre i consueti opportuni ricambi, il mio notes, la macchina fotografica/videocamera/registratore con una buona scorta di batterie. Pomata per gli insetti, antistaminico, pastiglie per purificare l’acqua etc. Trousse per il trucco. Forse esagero, ma stavolta mi devo addentrare nella intricata jungla delle organizzazioni, dove vivono una notevole quantità di tribù, disparate ed interessanti. Quasi sconosciute. Ancora una volta vado alla scoperta di nuove culture ‘altre’. Culture e subculture, nicchie che nascono, vivono ed a volte si estinguono proprio sotto i nostri occhi, spesso dentro costruzioni che sembrano termitai di acciaio, cemento e vetro.

Ormai è assodato, gli elementi paradigmatici sono gli stessi: tardizioni, riti, miti, strutture, funzioni intercoerenti. E le categorie sono le medesime: rapporti di potere, parentela, divisione dei compiti; riti di iniziazione e di passaggio; sistemi di conoscenze, leggi e norme. Linguaggi differenti, a seconda dei luoghi, storie; sistemi di economia endogena, attività di scambio, baratto, commercio con altre tribù aziendali o popolazioni del mondo ‘esterno’. Valori. Ideali. Religioni. Spesso diversissimi. Sistemi di valori quasi sempre instaurati da un fondatore e perpetrati dai suoi eredi o successori solennemente investiti. Vision e Mission.

Le categorie dell’antropologia si ripropongono perfettamente nella loro struttura/funzione, e nei modi. L’ingresso al recinto: il guardiano della soglia (l’addetto alla sicurezza). Il rito quotidiano per l’inizio o della fine delle attività (il ‘bip’ dei tesserini magnetici). Danze e formule rituali (le procedure di lavoro, i linguaggi – semantica e sintassi codificate). I riti ludico-sociali (la macchinetta del caffè/ il bar aziendale, il CRAL). I riti lustrali e di iniziazione (i nuovi assunti, l’addestramento con i saggi membri anziani, le prove di abilità). I riti di passaggio (promozione, pensionamento, nuove tecnologie) con annesse precise cerimonie. I culti ed i testi sacri (il bilancio, la conferenza del Presidente, il ‘regolamento organico’, il manuale della procedura, la circolare). Le figure topiche ed i ruoli specializzati: il capo (il direttore, l’amministratore delegato) e la sua corte, lo sciamano (l’informatico) ed i suoi adepti, il cacciatore (l’addetto alle vendite), il conservatore (l’esperto di normativa e di archivio). I saggi custodi di storie e memorie, spesso tramandate solo oralmente. I racconti storico-mitologici (il fondatore, le battaglie) ed i loro eroi (‘…una volta…quando c’era il rag. Rossi…e non c’erano i computer...”). Le tradizioni (gli auguri e l’agendina a Natale). Ma anche i costumi, le mode, i manufatti, il layout degli ambienti (porte chiuse, open space) la contaminazione da culture di altre tribù limitrofe. Nuove etnie concettuali. Universi in movimento. E tutti quanti, per la legge della natura, più cercano di rimanere stabili e più cambiano e si evolvono.

Forse qualcuno non ci crederà, ma questa prospettiva può essere utilizzata per analizzare le organizzazioni e le imprese e proporre interventi di adattamento miglioramento o eventuali soluzioni in contesti problematici, affiancando al lavoro dei soliti consulenti aziendali (organizzativi, finanziari ecc.) anche quello dell’antropologo. Sono qui, fatemi sapere.

Per chi vuole, intanto, una bibliografia essenziale.


M. Santoro, L’antropologo in azienda, FOR 33, Franco Angeli, 1997

P. Gagliardi, Le imprese come culture, ISEDI, Milano, 1995

C. Geertz, Interpretazione di culture, Il Mulino, Bologna, 1987

A. Bruni, Lo studio etnografico delle organizzazioni, Carocci, Roma 2003

G. Morgan, Images. Le metafore dell’organizzazione, F. Angeli, Milano

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2 Comments:

At 17/10/08 12:17, Blogger "Sono una legge non scritta che cito testualmente" said...

Interpretazione interessante, che condivido.

Domande: esiste nelle tribù "tradizionali" una soglia massima di membri, oltre la quale la tribù (più o meno) necessariamente si scinde? Se sì, qua'è il suo analogo aziendale?

Inoltre, una fusione tra aziende, come si può interpretare nell'ottica "tribale"?

Come sempre, l'esistenza di una domanda non implica l'esistenza di una risposta.

 
At 17/10/08 14:05, Anonymous Anonimo said...

Grazie Andrea ma non si tratta di una 'interpretazione' (mia o di altri), almeno in senso proprio. Negli studi citati nella piccola bibliografia alla fine del post puoi trovare parecchi fondamenti epistemici all'argomentazione. Lo dico per riguardo verso coloro che hanno approfondito da anni la questione anche con un certo rigore.
Riguardo alle tue ottime domande:
1) ovviamente si. Esiste una soglia di splitting. Le variabili sono molteplici e sarebbe difficile enuclearle tutte qui. E' però abbastanza semplice fare riferimento a modelli biologici ed etologici già noti, non ultimo quello antropoevoluzionistico spesso approfondito dagli studi sul DNA umano e le sue mutazioni nei millenni secondo i percorsi migratori (out of Africa ecc.). In questo senso, a determinate condizioni, la disponibilità/indisponibilità di risorse – ovvero l’esigenza di trovare nuove condizioni ‘operative’ – unitamente alla spinta alla diversificazione genetica, ha portato alla scissione di gruppi familiari o clan, anche polinucleari stabili. (per molti mammiferi è peraltro un classico…). Il chè può aver implicato il rimanere in contatto, seppure in zone diverse, oppure la partenza definitiva verso nuovi territori. Ciò non accadeva solo nella preistoria, come è facile immaginare. Tra tutti è da citare il modello ormai ben studiato della società rurale mezzadrile, il cui fenomeno aveva precise implicazioni (divisione dei beni e delle risorse in base a criteri stabiliti ecc.). Se ci si pensa bene per le aziende è lo stesso, *mutatis mutandis*.
2. Per la fusione valga l’analogia inversa. Sarebbe altrettanto interessante indagare *come* avviene la fusione, cioè quali elementi culturali vengono adottati (ad es. se prevalgono quelli dell’una sull’altra, come nel caso delle acquisizioni) o si verificano particolari fenomeni. Queste cose le trovi in Gaglirdi (cit.) e, in parte, in: E. Schein – Cultura d’Azienda e Leadership – Guerini, Milano.

Stefalga

 

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