12 maggio 2008

Le porte dei granai Dogon


A un gomito del sentiero, ci si trovava davanti a una porta tagliata con l'accetta, che, anche se fosse stata nuova, non avrebbe potuto ostruire l'entrata segnata da due piloni di terra e da un frontone di ceppi. Una porta larga come due spalle, con le venature del legno scavate dalle piogge invernali e simili a onde nelle quali i nodi si spalancavano come occhi. La siccità, le mani che vi si erano aggrappate, i musi delle capre avevano consumato il battente che strideva sul suo perno e sbatteva contro il muro con un rumore di gong, scoprendo il cortile miserabile… Una facciata a cellette, forata al piano terreno da una porta bassa e, al primo piano, da un adito schiacciato, si drizzava al centro del cortile, nascondendo l'edificio principale. Sul frontone si aprivano dieci nicchie per le rondini; otto coni coperti da pietre piatte ornavano lo spigolo. A destra e a sinistra, simili a dadi giganteschi, si allineavano sei granai, due dei quali…mostravano la facciata posteriore. Delle quattro costruzioni, una era vuota, un'altra sconnessa, la terza squarciata di traverso come un frutto morsicato. Una sola sopravviveva, piena a metà di semi. Di fronte, tra l'edificio principale e i granai, una casa bassa chiudeva il cortile, smorzando il lieve rumore della vita.” (Marcel Griaule, Dio d’acqua, Garzanti, Milano, 1972, pagg. 19-24)

Il rapporto esemplare che l’uomo ha stabilito tra il mistero della vita e quello della germinazione è cosa nota. Tra i Dogon del Mali l’evidenza di questa connessione è evidente dalla pianta dei villaggi. Costituiti in apparenza da un disordinato insieme di capanne di fango dal tetto appuntito legate da una sottile ragnatela di viottoli appena percettibili, i villaggi seguono in realtà una disposizione ben precisa che disegna simbolicamente il corpo umano: la testa è il togu-nà, la “casa della parola”, dove si riuniscono gli anziani per le decisioni più importanti, le mani sono rappresentate dalle case delle donne mestruale, situate ai due estremi del villaggio, in basso c'è l'altare, dalla caratteristica forma fallica, il torace, che risuona per il battito delle mole da grano, è rappresentato dalle case costruite e dai granai. Il granaio è nel mondo Dogon un simbolo molto potente. Esso rappresenta l’arca, il cesto rotondo utilizzato dagli antenati primordiali, gli otto Nommo, per portare giù in terra tutto ciò che gli uomini utilizzarono per la germinazione della vita. Il prezioso contenuto dei granai, (quello dell’Hogon, il sommo sacerdote contiene il miglio usato per i riti propiziatori della fertilità) è affidato alla tutela delle porte riccamente scolpite e dei chiavistelli che ne rimarcano, con la sola loro presenza, l’inviolabilità.

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1 Comments:

At 20/9/08 20:49, Anonymous kesho said...

Ci sono stata tra i dogon.
Stavo pensando alla realzione tra dogon e porta. Eppure là mi sembrava che non ci fossero porte, non fisiche. C'era un'immensa vetrata che respingeva noi bianchi, che ci separava, anche se eravamo solo due in compagnia di due di loro.

I Dogon. Li avevo dimenticati

 

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