16 giugno 2006

Il Lupo alla Porta

Claustrofobia e agorafobia sono due forme di paura molto legate al concetto di porta, di passaggio: nel primo caso la paura scaturisce quando le porte si chiudono, nell’altro quando si aprono. Si tratta di due fobie molto note e molto diffuse con vari livelli di intensità che vanno dal senso di disagio quasi impercettibile o tollerabile, alla vera e propria nevrosi fobica, e che implicano una forte interiorizzazione del concetto di porta come elemento che consente/vieta il passaggio fisico dell’altro verso di sé o di se verso l’altro.

“Non aprire a nessuno” e “Non chiuderti dentro” sono due tra le prime precauzioni che impariamo da bambini, insieme a non toccare, non dire bugie, non andare con chi non conosci, in quella sorta di decalogo della sicurezza che ogni buon genitore impone a fin di bene. “Non aprire a nessuno” subirà poi varie evoluzioni, che vedranno ampliarsi lo spazio del divieto in misura proporzionale all’età del bambino, e sarà quindi “Non allontanarti da qui” e poi via, via “Non oltrepassare quel certo limite”.

Il mondo delle favole è pieno di porte aperte inavvertitamente o per curiosità e di oscuri personaggi che riescono a varcare la soglia dimostrando all’incauto disobbediente in quali pericoli si possa incappare per l’inosservanza del divieto genitoriale.

La mamma capra della fiaba “Il lupo e i sette capretti” lascia i suoi piccoli a casa dopo aver raccomandato a lungo di non aprire a nessuno, che il lupo è sempre in agguato e che usa mille travestimenti per riuscire ad entrare e mangiare tenere carni di capretti disobbedienti in un sol boccone. Nonostante ciò sei capretti su sette, non resistono e aprono cadendo nel tranello del lupo che con i suoi espedienti è riuscito ad ingannarli, ma soprattutto a suscitare la loro irrefrenabile curiosità. E’ molto significativo il fatto che l’unico che di loro riuscirà a non essere divorato è quello che si infila nella pendola, riuscendo in extremis a realizzare in parte la prescrizione materna: se non è riuscito ad evitare ai fratelli di aprire la porta è però riuscito almeno a chiuderne una, quella dell’orologio a pendolo in cui riesce a nascondersi.

Il lupo e la porta un binomio che viene da lontano. Nell’antica Roma, Fauno, il lupo, l’istintualità selvaggia, si aggira intorno alle capanne dell’abitato arcaico e, di notte, Incubus, riesce penetrare nei giacigli delle donne. Il dialogo forse più famoso dell’immaginario infantile si svolge tra una bambina impertinente ed un Lupo comodamente sdraiato in un letto: “Che occhi grandi hai, Nonnina….”. Come in “Il lupo e i sette capretti” anche in “Cappuccetto Rosso“ un lupo è riuscito a varcare la soglia, ma a differenza della porta di casa di Mamma Capra, la porta della casupola ai margini del bosco dove vive le nonnina non è poi tanto ben protetta, a Cappuccetto Rosso infatti basta tirare “…la cordicella e la porta si aprirà”. Universo femminile particolarmente coraggioso o forse incauto, le tre donne della favola “Cappuccetto Rosso”, non sembrano valutare opportunamente i pericoli, o addirittura sembrano porsi quasi in un atteggiamento di sfida: la mamma ritiene che sia sufficiente il solo indicare la strada meno pericolosa da seguire, la bambina lascia il sentiero conosciuto per addentrarsi nel bosco…ma d’altra parte cosa aspettarsi dalla progenie di una nonnina che se ne sta tranquilla nel letto senza avere sprangato la porta della sua casetta nel bosco?

3 Comments:

At 20/7/06 10:17, Anonymous Anonimo said...

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At 21/7/06 16:16, Anonymous Anonimo said...

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